Associazione Culturale Amici del Tombolo
Via della Vittoria 1/d S. Margherita Ligure

 
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Storia

Sino ad oggi non si sono ancora trovati documenti che possano certificare con esattezza le origini della lavorazione del pizzo al tombolo, i primi manoscritti che riguardano l’argomento risalgono al 1400 e parlano di lavori eseguiti con attrezzi rudimentali (fuselli ricavati da ossa animali e lische di pesce usate come spilli). molti paesi europei si contendono il merito di aver dato i natali a quest’arte, (la Germania, La Francia, L’Italia, le Fiandre). dalle poche prove scritte che ci restano,  sembra che sia stata proprio l’Italia il primo centro di diffusione, dal quale poi, per opera dei mercanti veneziani, la tecnica del merletto a fuselli si propagò negli negli altri paesi europei.

Quasi sicuramente le trine a tombolo derivano dalla lavorazione delle passamanerie e dei galloni in oro, e dal ricamo a reticello, in base alla scarsa documentazione reperibile sembra che le prime lavorazioni, con questa tecnica, fossero utilizzate principalmente per ornare: colletti, polsini, alamari per livree, parasoli e biancherie pregiate.

 


"La merlettaia" Jan Veermer  (1632-1675)  Louvre Parigi

Probabilmente fu proprio questa sua caratteristica di versatilità nell’ambito dell’abbigliamento e in quello dell’arredamento di interni che ne fece accrescere la richiesta (in modo particolare negli ambienti della nobiltà dell’epoca) sino a dare vita ad un fiorente mercato di cui, secondo i testi, i Fiamminghi  furono i principali artefici.
In Italia si diffuse soprattutto a: Genova, Venezia, Milano, Pisa e Napoli.
Le merlettaie genovesi, ed in particolare quelle di S. Margherita, erano considerate fra le più abili e veloci ed i loro lavori venivano spediti in tutto il mondo. Genova divenne famosa soprattutto per il punto  Genova, composto da rosoni, ricchissimi di armellette, foglioline a punto stuoia, che pare siano state inventate proprio dalle merlettaie liguri;  le operaie sammargheritesi, si specializzarono soprattutto  nel merletto chiamato a filo continuo, esse imparavano già da piccole a lavorare, e da adulte, sedevano a gruppi di tre o più,  davanti a cuscini  che superavano i  due metri di lunghezza e creavano scialli, tovaglie ed altri capi di grandi dimensioni, usando centinaia e centinaia di fuselli in numero costante, dando vita ad un pizzo senza giunte, e molto resistente. Nel 1700 e nel 1800, praticamente tutte le donne di Santa Margherita lavoravano al tombolo, poi col passare del tempo  questa forma di artigianato venne lentamente dimenticata, danneggiata dalla concorrenza straniera ma  anche dall’avvento delle macchine tessili, che producevano merletti meno belli ma più a buon mercato. Oggi sono molti quelli che cercano di ridare a questa arte il valore che merita, ripristinandone le metodologie di lavorazione ed insegnandole ad altri particolarmente ai giovani che, oltre alle tecniche del pizzo a fuselli hanno altresì modo di percepire, in maniera diretta e concreta, l’importanza delle tradizioni.



"The Lacemaker" (1665-60)  Nicolaes Maes -
Metropolitan Museum of Art, New York
 

 "The Lacemaker"   Nicolaes Maes (1655) National Gallery  Canada

La mancanza di certezze storiche ha dato vita nel tempo, come normalmente accade quando qualcosa non è ben definito, ad un notevole numero di leggende ed aneddoti che di certo non possono sostituire la storia ma, nel loro piccolo, sono riuscite ugualmente a mantenere vivo il ricordo di una cultura di grande rilievo nel nostro passato e che proprio per questo non possiamo dimenticare.

Sperando di far cosa gradita, riportiamo alcune di queste novelle

Si narra che nella laguna di Venezia una giovane, fidanzata ad un pescatore, fece dono al suo futuro sposo di una rete da pesca interamente fatta da Lei. La prima volta che il giovane getto in mare la nuova rete, portò a terra una bellissima alga, denominata trina delle sirene poiché le sue fattezze ricordavano appunto un pizzo delicato e prezioso. Il ragazzo ne fece dono alla fidanzata, prima di partire per le crociate. Durante la sua assenza la fanciulla si dedicò alla lavorazione di una nuova rete da pesca e osservando ogni tanto l’alga donatale pensò di riprodurne il disegno, usando i fili della rete che stava costruendo; provò e si impegnò in vari modi senza tuttavia riuscire nell’intento sino a che non le venne l’idea di attorcigliare i fili attorno a dei piccoli piombi. Così nacque il primo merletto a fuselli.

 

Sempre a Venezia, si narra di una donna molto povera, ma altrettanto ambiziosa, che si rammaricava di non potersi ornare di abiti ricchi e trine. Un giorno questa prese un pezzo di tela, lo sfilò e tentò di intrecciarne i fili per produrne un pizzo, ma il lavoro non le riusciva, in quanto quei fili erano troppo sottili e si spezzavano; la donna pensò allora di sostituirli con dei pezzi di filo di refe e pian piano, dopo vari tentativi, inventò la tecnica del pizzo a fuselli.

  "The Lacemaker"  Netscher Caspar (1662) Wallace Collection Londra

Un’altra leggenda parla di una fanciulla bella e povera,che si disperava per non possedere fini tele di lino concui partecipare al concorso indetto dal Principe del paese, tra le giovani fanciulle del posto, sul più bel ricamo fatto a mano. Era ormai la vigilia e tutte le ragazze, all’indomani avrebbero dovuto portare al palazzo reale i capolavori nati dalle loro mani. La fanciulla, sempre più disperata, a tarda notte, non potendo prendere sonno, andò alla finestra e vide sul vetro un cristallo di ghiaccio fantastico, si impegnò allora a copiarlo, servendosi di qualche filo che aveva in casa, dando vita al primo lavoro a fuselli e vi mise tanto impegno che, il giorno dopo, il suo lavoro non solo vinse il primo premio per l’originalità e la finezza di esecuzione ma attrasse a tal punto il Principe che ne volle conoscere l’autrice,  se ne innamorò e la sposò.

 ."The Lace-Maker" Vasily Tropinin  (1823)   Tretyakov Gallery Mosca

 

"A Young Woman Sewing" Nicolaes Maes  (1655)  Harold Samuel Collection Londra

 

Continuiamo raccontando le vicende di due fidanzati, molto innamorati ma poverissimi, perciò impossibilitati a sposarsi. Un giorno, mentre conversavano seduti sotto un albero, videro un ragno che tesseva una splendida tela tra due rami ed il ragazzo disse alla fidanzata: “ Se tu riuscissi a fare una ragnatela bella come questa diventeresti subito ricca ed i nostri problemi finirebbero”. Così lei provò a copiarla, ma non vi riusciva poiché i fili si ingarbugliavano, alloraLui li avvolse su dei pezzetti di legno ed il lavoro finalmente riuscì. Così ebbero origine i fuselli e da allora i fidanzati usano regalare alle ragazze dei fuselli decorati come pegno d’amore.

"A woman making lace with a small child beside"  Van Brekelenkam (after 1620-1668)

 

Infine, abbiamo un’altra storia, forse meno fantastica delle precedenti ma senz’altro più attendibile, ambientata a Genova nel 1600 quando, in porto, arrivavano molti velieri, carichi di mercanzie. I naviganti, dopo molti mesi di viaggio, venivano ospitati nel quartiere del Carmine, all’epoca cintato da mura dove trovavano ricovero sino alla successiva partenza, presso signore di bell’affare che provvedevano alle loro necessità. Ogni navigante, generalmente, se vi si era ben trovato, tornava dalla stessa ospite. Un certo Lazzaro, di Porto Ercole, portò in omaggio alla sua donna un pizzo tanto fine e bello che Lei tentò di copiare. Dopo molti fallimenti, per riuscire nell’intento, lo distese sul tavolo puntandolo con degli spilli e ricopiandone le trame con dei fili. Così nacque il merletto a fuselli.

   

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